La storia di Varzi, gemma medievale incastonata nell'Oltrepò Pavese, non inizia con le mura del suo castello né con l'epopea dei suoi signori feudali. Inizia molto prima, in un tempo scandito non dai calendari ma dalle ere geologiche e dai lenti movimenti dei popoli. Per comprendere il borgo di oggi, è necessario leggere il paesaggio che lo ha generato: la Valle Stàffora.

Le tracce umane in questa valle sono profonde e antiche. L'uomo si stabilì qui già nell'Età Neolitica, attorno al 1800 a.C., come testimoniato dai ritrovamenti archeologici di attrezzi e armi in pietra levigata. Questa presenza non fu effimera. Continuò attraverso l'Età del Bronzo (1500-1000 a.C.) e l'Età del Ferro (1000 a.C.), con reperti, come le asce litiche, scoperti a Castellaro di Varzi e nella vicina Salice Terme.
I Liguri
L'identità primigenia di questo territorio è quella dei Liguri. Furono loro i primi signori di queste montagne. La prova della loro dominazione non è scritta solo nei reperti, ma è impressa indelebilmente nella toponomastica: i nomi stessi dei luoghi che ancora oggi utilizziamo portano l'eco di quella lingua antica.
I Celti
Nel VI-V secolo a.C., un nuovo popolo scese dalla Francia: i Celti. L'incontro con i Liguri fu uno scontro, ma anche una fusione. Da questa unione Ligure-Celtica nacquero i primi veri nuclei proto-urbani della zona. È in questo crogiolo di popoli che gli storici collocano la nascita di Iria (l'odierna Voghera) e, significativamente, di Varzi.
I Romani
L'arrivo dei Romani, tra il III e il II secolo a.C., formalizzò l'importanza strategica di questo luogo. Sconfitte le popolazioni liguri, Roma si stanziò nella Pianura Padana, fondando colonie militari e avamposti come Placentia, Clastidium, Iria e Dertona. Varzi si trovò al centro di questa rete, non come una grande città, ma come un punto di controllo cruciale per una rotta commerciale e militare di vitale importanza.
Questa rotta è la vera protagonista, la "parola magica" che spiega la storia di Varzi: la Via del Sale. Fin dall'antichità, questo percorso fu l'arteria che collegava la Pianura Padana al mare. La posizione di Varzi era, ed è tuttora, strategicamente perfetta: un crocevia "tra le provincie di Genova, Piacenza e Milano", un "percorso obbligato" per le carovane di commercianti che trasportavano merci preziose.
Dopo la caduta di Roma, questa rotta fu ereditata dai Longobardi. Fu in questo periodo, l'Alto Medioevo, che anche la Chiesa riconobbe l'importanza del luogo, stabilendo un presidio spirituale e istituzionale molto prima dell'arrivo dei signori feudali. La fondazione della Pieve di S. Germano, eretta poco dopo la morte del santo nel 448 d.C., e la successiva influenza del potente Monastero di S. Colombano (fondato nel 612 d.C.) dimostrano che Varzi era già un centro consolidato.
La storia medievale di Varzi, quindi, non nasce dal nulla. È il risultato diretto di quasi duemila anni di occupazione umana ininterrotta di un punto geografico nevralgico. I signori che la resero famosa non crearono la sua importanza; ebbero l'intelligenza di riconoscerla e capitalizzarla.
L'Epopea dei Malaspina: L'Ascesa e il Declino del Marchesato
L'epopea che ha definito Varzi e le ha donato l'impronta medievale che ancora oggi ammiriamo è quella della famiglia Malaspina. Di chiare origini longobarde, questa potente casata entrò ufficialmente nella storia del borgo nel 1164. Fu in quell'anno che l'Imperatore Federico Barbarossa concesse loro il feudo e le terre circostanti, un vasto territorio che si estendeva dalle colline di Rivanazzano fino al castello ancestrale di Oramala.
Ma la data che segna la vera nascita di Varzi come "capitale" è il 1275. In seguito a una delle molte divisioni interne alla famiglia, Varzi fu eletta a sede di un Marchesato autonomo. Questo marchesato apparteneva a uno dei due rami principali della famiglia, quello dello "Spino Secco". Fu in questo momento che il piccolo nucleo abitato si trasformò in un borgo fortificato, con un castello che simboleggiava il nuovo potere commerciale ed economico.
I Malaspina trasformarono la loro posizione geografica in un modello di business feudale. Controllando il collo di bottiglia della Via del Sale, istituirono un micro-stato le cui sorti economiche erano legate al flusso di merci, come tessuti e spezie, tra Genova e la Pianura Padana.
Per secoli, fino all'arrivo di Napoleone che soppresse i feudi nel 1797, Varzi assunse le caratteristiche di un vero e proprio "paradiso fiscale" medievale. I mercanti che vi transitavano godevano di un regime fiscale favorevole che incentivava il commercio e arricchiva i signori locali. La vita civile, penale e amministrativa di questo fiorente borgo era regolata da Statuti locali, adottati nel 1320.
Tuttavia, la causa della grandezza dei Malaspina fu anche la causa della loro rovina. La loro stessa origine longobarda portò con sé un sistema di successione che, alla lunga, si rivelò fatale. A differenza di altre casate che adottavano la legge del "maggiorascato" (che assegnava l'intero feudo al figlio primogenito), i Malaspina seguivano l'uso longobardo di dividere i possedimenti tra tutti i figli maschi.
Questa pratica, democratica solo in apparenza, portò a un'inarrestabile frammentazione del potere. Divisione dopo divisione (come quelle del 1266 e del 1275) , il potente feudo Malaspina si sbriciolò in una miriade di piccoli marchesati, indebolendo la famiglia fino all'irrilevanza politica.
Questo sistema arcaico di gestione del potere non poteva competere con le nuove forze che stavano emergendo sulla scena italiana. I Malaspina, indeboliti dalle loro stesse faide interne, furono inevitabilmente "sopraffatti e sostituiti dagli Sforza e dai Visconti". Questa transizione rappresenta un vero e proprio cambio di paradigma: al modello feudale e frammentato dei Malaspina si sostituiva il modello rinascimentale, centralizzato e militare, degli Sforza.
La famiglia Sforza di Santa Fiora fece la sua prima comparsa ufficiale nel feudo di Varzi nel 1466, rimanendovi stabilmente fino al 1499, segnando l'inizio di una nuova era.